Dino

La fuga

Dino e il naso

In effetti il naso Dino lo ha ereditato dalla madre e forse ha un’origine molto lontana. Sull’altipiano dove entrambi sono nati si erano insediati i cavalieri sarmati che avevano aiutato i Romani a sconfiggere Alarico a Pollenzo a pochi chilometri di distanza. La cascina dove è nato Dino si chiamava La Sarmassa. Quell’aspetto così mediorientale quindi potrebbe avere origini iraniche.

Teresa, la Marescialla

Teresa è sempre stata una donna forte. La chiamavamo la Marescialla, ma mai in sua presenza. Nell’ultimo anno di vita aveva l’abitudine di pregare spesso e di concludere l’Ave Maria con una personale variazione. “Adesso e nell’ora della nostra morte, non ancora, Amen.”

Dino era razzista

Dino nutriva di una speciale forma di razzismo. Divideva l’umanità in due razze. “Quelli come noi” e gli altri. Se una persona gli piaceva la onorava del titolo “È propio come noi.” Per gli altri riservava la più sovrana indifferenza. E come faceva una persona a piacergli? Discrezione, amore per il cibo, indifferenza per lo sport, insofferenza per ogni tipo di eccesso (compreso il televisore a volume troppo alto).

In base a questa selezione la sua personale popolazione mondiale era composta da una messe eterogenea di esseri umani: il suo amico del cuore Parisi, meccanico di Capodimonte, i signori Virgallito, il suo consuocero turco, Aldo il ciclista che era stato deportato con lui, il suo cane Peter. Tutti della stessa razza buona.

La corriera