Amici del Mediterraneo

“È il reale racconto del viaggio – fisico e dentro se stesso – di Dino, il cuore del romanzo La verità che ricordavouno sguardo inedito su uno dei capitoli più crudi e dolorosi della storia del ‘900,”

 

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AMEDIT

Dino, la misura dell’umanità

“Antieroe per eccellenza, sceglie di non vedere, di non sapere, di non capire quello che accade oltre alla collina, il suo perimetro di salvezza. La voce della sua coscienza rivive attraverso il verbo di un nano immaginario che appare nei momenti di maggiore indecisione, difficoltà, smarrimento.”

 

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Storie dentro storie

la verita che ricordavo

 

“Perché leggere La verità che ricordavo? Perché è uno splendido romanzo di formazione che è accaduto realmente; perché ci offre un punto di vista diverso sulla Storia, perché è scritto molto bene, perché certe cose non si possono dimenticare e non devono esserlo.”

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Quanto è sabaudo il nano?

sabaudita

 

“Se c’è una cosa in cui i sabaudi sono estremisti è l’understatementMai sopra le righe, mai troppo entusiasmo, mai troppa disperazione.

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La guerra la cucina su Esquire

“Qui vogliamo offrire una prospettiva un poco diversa, che si fa fatica a definire leggera ma certamente potrebbe suscitare pensieri contrastanti. Lo facciamo a partire da due libri differenti ma accomunati da un tema insolito, visto l’argomento: il cibo.” Articolo su Esquire di Daniele Ferriero.

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Che cos’è il Giorno della Memoria per Dino

giorno della memoria victoryIl libro della singolare deportazione di Dino esce nelle vicinanze di una data molto importante per la civiltà. Il 27 gennaio Giorno della Memoria delle vittime dell’Olocausto, delle persecuzioni razziali dei cittadini ebrei. La shoa. Questo accostamento potrà sembrare irriverente visto che Dino non fu tra le vittime delle persecuzioni razziali, fu sottoposto per una parte infinitesima alle sofferenze della deportazione e, in fondo, sia da contare tra i “fortunati”.

Ma la memoria è fatta da tante sfumature e va compresa nella sua complessità perché sia davvero di aiuto al presente. Dino non fu tra le vittime (almeno nella seconda parte della sua deportazione) e non fu certamente carnefice. Fu il membro silenzioso di un popolo enorme che preferì astenersi. Dino è il portatore di una coscienza personale, un’etica che si ferma ai legami familiari che da un paesino della campagna gli impedisce di schierarsi. E quindi si lascia trasportare dalla corrente della Storia.

È una posizione che ho fatto fatica a comprendere, che ho rifiutato e odiato per la gran parte della mia gioventù. Avrebbe dovuto armarsi, pensavo, avrebbe dovuto fuggire, avvelenarli, immolarsi, passare con un gesto eroico e irrevocabile dalla parte dei buoni. Gli chiedevo di non raccontare della bellezza di Greta o della bontà dello Saurebraten.

Poi, man mano che Dino invecchiava e che io invecchiavo, man mano che il suo racconto si faceva meno allegro ho cominciato ad avvicinarmi. Ho scritto questa storia, l’ho messa in ordine per cercare di capire e forse di accettare chi è stato mio padre. E credo, nel suo piccolo, nel suo silenzio, nei suoi colori pallidi, nella sua arrendevolezza anche Dino abbia il diritto di portare il suo contributo alla Memoria di una tragedia che sembra sempre viva. Come testimone timido quale fu.

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bombardamento Dresda

Sto pubblicando sul mio account Instagram (@liviux) una serie di immagini legate alla storia, insieme a brevi citazioni tratte dal libro. Un racconto visuale che si trova schiacciando più o meno qui: liviux (naturalmente funziona meglio se si possiede un account di Instagram e si accede dallo smartphone.

Che ci faccio io qui?

 

un nano di eccezionale altezzaNell’imminenza dell’uscita del libro (oggi dovrebbero arrivare le copie in casa editrice), Alberto sabato ha incontrato il nano di eccezionale altezza, in carne ed ossa e plastica. È stato avvistato al Gran Balon, il grande mercato delle pulci mensile che si tiene sulle rive dl fiume Dora, a Torino. Purtroppo il bassetto in orbace è sfuggito all’acquisto.